Festival Tabù 2026

Il controllo del potere genera censura

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Dal 14 al 17 maggio 2026 ritorna il festival Tabù al teatro di Villazzano. Ci sono parole che sembrano appartenere ad altri tempi. “Censura” è una di queste. La immaginiamo come un gesto netto, esercitato da un potere riconoscibile e cattivo. Proprio per questo oggi rischia di apparire superata. È da questa percezione che nasce Tabù 2026, che sceglie di riportare la censura al centro del discorso pubblico come chiave per leggere il presente.

Lontana dall’essere scomparsa, la censura ha cambiato forma: è diffusa, spesso invisibile, e agisce non solo attraverso divieti espliciti, ma orientando linguaggi, immaginari e possibilità di espressione. Si manifesta nei sistemi culturali e digitali, ma anche nelle pratiche quotidiane e nei processi di autocensura.

Per chi crea e per chi guarda, diventa così un dispositivo che continua a modellare ciò che può essere detto, mostrato e condiviso. Anche in un contesto che sembra illimitato, non tutto è realmente dicibile.

A partire da queste premesse, Tabù 2026 costruisce un programma che attraversa le forme visibili e invisibili del silenziamento, mettendo in dialogo artisti, studiosi e pubblico. Gli spettacoli e le performance indagano il rapporto tra corpo, rappresentazione e limite, portando in scena pratiche che interrogano ciò che viene escluso, taciuto o reso indicibile.

Prima dell’apertura del 14 maggio, il festival prevede un prefestival. Verrà infatti riproposto, per un massimo di 60 spettatori (prenotazione consigliata), lo spettacolo Puttana, nato nella prima edizione del festival e ripreso in diverse edizioni successive. È inoltre il lavoro con cui TeatroE è stato a New York nel gennaio 2026 e che sarà presentato ad agosto al Fringe Festival di Edimburgo, il più grande festival di arti performative al mondo.

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Il festival si apre giovedì 14 maggio a Trento alle ore 18.00, nel quartiere di San Martino, presso Libreria Duepunti, con Non si può più dire niente (?) La censura tra media tradizionali e online: un incontro con Elena Pavan e Sara Zanatta le quali dialogheranno su come i media mantengano regimi di rappresentazione che regolano e condizionano i nostri immaginari e agire, attraversando anche il rovesciamento di senso sul vittimismo denunciato dai censori nel sentirsi censurati. A seguire, presso Bookique, il concerto di Luciano Forlese, alle 20.30, la cui musica attraversa i temi dell’attualità e della complessità del presente.

Dal 15 maggio il festival prosegue a Villazzano.

Venerdì alle ore 18.00 si apre con Al supermercato della storia. Ricordo, oblio, censura. Come maneggiamo il passato, incontro con Francesco Filippi dedicato alle narrazioni e alle distorsioni della memoria storica. Segue Notte Tempo della compagnia Il Milione, uno spettacolo che indaga il rapporto tra media e Pier Paolo Pasolini, mettendo in luce le dinamiche di esposizione e costruzione pubblica della figura dell’artista. Chiude la serata il dj set di All at once.

Sabato il programma prosegue con La parte maledetta. Carmelo Bene, un docu-film dedicato alla figura di Carmelo Bene e alla sua radicale messa in crisi dei linguaggi e delle forme della rappresentazione. La proiezione è preceduta alle h.18.00 da Il mondo come arabesco, incontro con Clemente Tafuri (regista e direttore artistico del Teatro Akropolis). La serata continua alle 20.00 con Disconfession di Annamaria Troisi, una performance site-specific partecipativa ispirata all’universo di Sarah Kane, in particolare a Psicosi delle 4.48, che mette in gioco confessione, intimità e relazione con lo spettatore. A seguire, il concerto dei Fuggitivi alle ore 21.30, progetto di musica elettronica tra sonorità ambient e psichedeliche.

Domenica, a partire dalle 18.00, una sequenza di quattro lavori attraversa linguaggi e temi differenti: (In)stanze di Sara Lisanti, una riflessione sul rapporto tra emozione e controllo; Che fine ha fatto Carrascosa? di Marco Valeri, che intreccia memoria, sport e scelta politica; Per piacere di Annalisa Limardi, una ricerca sul desiderio e sulle sue ambiguità; Dovevo andare al mare di Marco Bandiera, che rilegge i fatti del G8 di Genova 2001 attraverso una prospettiva intima e personale. Chiude il festival il dj set di Ale Soul alle 21.30.

Accanto al programma principale, una serie di interventi diffusi negli spazi del teatro, tra foyer, platea e camerini, propone azioni e installazioni che ampliano ulteriormente la riflessione sul tema della censura, attraversandone i significati. Tabù è un festival che cambia forma ogni anno.

L’edizione 2026 riduce gli spettacoli da platea tradizionale e si concentra su lavori brevi, performance interattive e nuove modalità di vivere gli spazi del teatro, lasciando al pubblico maggiore libertà di movimento e di esperienza. Un primo passo di un percorso che continuerà a evolversi nei prossimi anni. Lo spazio esterno del teatro sarà invece allestito con un’area beverage a cura della cantina Micheli e del birrificio La comparsa per creare un clima conviviale.

Tabù 2026 si configura così come uno spazio di confronto e ascolto, che invita a interrogare ciò che viene escluso, taciuto o reso invisibile, restituendo complessità allo sguardo contemporaneo.

Il programma completo e sempre aggiornato del Teatro di Villazzano sarà disponibile su www.teatrodivillazzano.it

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