Scopriamo la Torre dei Sicconi

Numerosi documenti citano il castello nei secoli XIII e XIV: fra il 1342 e il 1408 è legato alla figura di Siccone II

 

Fino al 1915 sulla sommità di Monte Rive svettava la cosiddetta “Torre dei Sicconi”, ultimo baluardo del castrum che, nel 1201, Geremia, signore di Caldonazzo, e suo fratello Alberto ottennero come feudo. Numerosi documenti citano il castello nei secoli XIII e XIV; fra il 1342 e il 1408 esso è legato alla figura di Siccone II, personaggio di grande peso per le vicende dell’epoca. Nel 1385, a causa di dissidi con Siccone, i Vicentini e i Veronesi sferrano un potente attacco contro le sue fortificazioni in Valsugana, fra cui il castello di Monte Rive. Quanto del castrum sopravvive? In un documento del 1391 la famiglia di Caldonazzo – Castelnuovo è investita de dicto dosso cum Castro Caldonazii, palatio, turri et aliis suis fortilitiis… (“del detto dosso con il castello di Caldonazzo, il palazzo, la torre ed altre sue fortificazioni…”): sembrerebbe, dunque, che una buona parte delle strutture fossero ancora in funzione, pertanto non troppo compromesse dall’attacco del 1385.

Nel 2005 l’amministrazione comunale di Caldonazzo diede avvio al progetto denominato “Il Giardino della Torre dei Sicconi”: sostenuto da finanziamenti europei, esso prevedeva la creazione di un giardino tematico entro un percorso storico, recuperando così l’identità del sito. Inevitabile, a questo punto, l’esecuzione di indagini archeologiche preliminari, utili a verificare quanta parte dell’antico complesso castellare fosse ancora conservata.

Fra il 2006 e il 2008, dunque, la Soprintendenza per i Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento eseguì, in varie campagne, ventidue sondaggi sul dosso. Inizialmente essi vennero eseguiti affiancando le operazioni di movimento terra necessarie alla predisposizione del giardino botanico; in un secondo momento si decise di esplorare, in brevi interventi di scavo, due punti critici in sommità; altre verifiche furono agganciate ad interventi puntuali di messa a coltura o di realizzazione di infrastrutture.

La stratigrafia letta in questi sondaggi mostrò chiaramente i resti dell’antico castello: … cum Castro Caldonazii, palatio, turri et aliis suis fortilitiis ... La torre, anzitutto, ed alcuni tratti murari, lungo il versante sud-ovest, che dovevano completare il sistema difensivo alla base del dosso, dove è tuttora visibile un tratto del possente muro di cinta.

Sono stati individuati anche i pochi resti di un edificio che poteva avere due piani, nella zona ad est della torre: il palazzo? Al “piano terra” rimaneva un focolare (la cucina?). Questo edificio doveva essere appoggiato ad un muro interno, del tipo “a spina di pesce”, di cui rimane visibile un ampio tratto.

In definitiva, le strutture documentate nei sondaggi risultano tipiche dei complessi castellari trentini, compresi quelli valsuganotti. Anche le caratteristiche topografiche e geomorfologiche del sito rispecchiano uno standard diffuso nella valle: sufficientemente elevato per permettere un buon controllo della vallata sottostante ma non troppo, perchè questo lo avrebbe separato eccessivamente dai centri abitati e dalla viabilità principale. Il dislivello rispetto a Caldonazzo è di circa 200 m; la sua distanza in linea d'aria dal paese di circa 800 m; i versanti sono prevalentemente scoscesi (forse da ovest la via d’accesso?).

I reperti rinvenuti in scavo parlano di un ambito cronologico compreso fra il XIII ed il XV secolo, coerenti, dunque, con le fonti documentarie. Le stesse fonti illustrano le dinamiche economiche che caratterizzano questa parte del territorio trentino, “area di passaggio” e luogo ricco di risorse boschive e di pascolo.

Non è, dunque, un caso che proprio in tale contesto sorga il castrum di Monte Rive, pensato, con tutta probabilità, proprio per governare, a vario titolo, il territorio.

Dal dosso giungono anche alcuni frammenti ceramici di età pre-protostorica e di età tardoantica: è, dunque, forte il sospetto che il sito sia stato frequentato ben prima dell’età medievale. Purtroppo tali reperti sono totalmente privi di contesto, cosa che limita fortemente la loro comprensione, lasciandoli deboli spie di una presenza ricca di incognite. Fra queste, l’eventuale occupazione di Monte Rive in età romana ed il conseguente, inevitabile, rapporto con la viabilità organizzata in Valsugana. Una viabilità che si deduce dalle tracce di insediamenti di quest’epoca nella valle, certamente presenti anche se le loro caratteristiche e dimensioni non sono definite. Uno di essi potrebbe essere stato di tipo agricolo, ubicato nella vicina Calceranica, come farebbe pensare la menzione di un actor, il responsabile della contabilità nelle grandi aziende agrarie romane, nell'iscrizione sulla piccola ara dedicata a Diana ora conservata nella chiesa di S. Ermete (II-III secolo d.C.).

Una vocazione forse mantenuta nei secoli successivi: anche nel corso dell’alto Medioevo, infatti, il territorio era organizzato e sfruttato a fini agricoli, in questo caso dalla classe aristocratica dominante. Un esponente di tale aristocrazia potrebbe essere stato sepolto attorno al VII secolo d.C. nella piccola necropoli di Bosentino - località non distante da Monte Rive - accompagnato dal corredo, tutto in ferro: una lunga spada a doppio taglio, detta spatha; una punta di lancia a foglia d’alloro, provvista di cannone per fissarla all’asta; un coltellino completo di fodero in lamina; un umbone, che costituiva la parte centrale, rinforzata, dello scudo e l’impugnatura, lunga barra a sezione rettangolare fissata lungo il bordo dello stesso scudo. Non va dimenticato che, sempre da Bosentino, proviene una moneta longobarda, un Tremisse d’oro coniato sotto Cuniperto (686-700).

Altri personaggi di un certo rilievo hanno, verosimilmente, trovato riposo nel VI secolo d.C. sul Colle di Brenta: da qui giunge il frammento di un coperchio di sarcofago (o di una sepoltura a cassa), rinvenuto nel 1872. Esso è decorato da una grossa croce a rilievo e da un’iscrizione in tre righe che riporta i nomi dei defunti cui la tomba viene destinata (“Flaminino fece per sé e per Iusta…[sua madre? moglie? sorella? figlia?]”).

Come arrivare a Monte Rive

Dalla piazza del Municipio di Caldonazzo in circa 50 minuti a piedi (1,2 km, dislivello 200 m).

Da Centa San Nicolò - frazione Campregheri in circa 30 minuti a piedi (1,2 km, dislivello 100 m)

Nicoletta Pisu - Soprintendenza per i beni culturali

06/09/2016