Gioco da ragazzi
Elementare Teatro
testo e regia Carolina Calle Casanova
con Federico Vivaldi, Anastasia Mitkovic, Claudio Pergher, Elia Benedetto
musiche originali Marcello Gori
cover del brano L’Internazionale: Band Circo Paniko, Amedeo Miori, Gabriel Meza Jara
voce Camila Gadler
con il contributo straordinario di Sergio Sgrilli nella voce off del padre
Alberto, professore universitario e mancato scrittore, decide di affittare la casa a studenti per fare qualche soldo in più; ora che è stato lasciato dalla sua ragazza, una ventata di gioventù non può che fargli bene. Lucia, Luca e Golia arrivano in città per iniziare il loro primo anno di università: sono eccitati, leggeri, eterni, confusi. Nei primi mesi tutto gira bene: Luca e Lucia trovano un lavoretto per stare al passo con le spese, ci sono qualche festa e i primi normali scontri della convivenza. Man mano che il tempo passa, però, le cose si complicano. Pagare l’affitto in tempo non è semplice, studiare e lavorare non è semplice, tornare a casa nei weekend non è semplice, vivere con dei giovani non è semplice. Luca, spinto dalle sue idee, decide di organizzare un raduno di maranza, una trappola degli ultras come quella organizzata a Peschiera nell’estate del 2025.
Nel solco della commedia all’italiana, dove la risata arriva spesso subito prima o subito dopo un crollo morale, i personaggi sono caricature riconoscibili ma mai banali. L’umorismo nasce dall’ambiguità, dal non detto, dal ridicolo della coerenza a tutti i costi. E alla fine resta una domanda sospesa: chi ha davvero tradito chi?
Gioco da ragazzi restituisce al teatro una funzione antica e necessaria: far ridere senza assolvere. È una commedia nera, viva, che parla di politica senza fare comizi e di solitudine senza chiedere pietà. Racconta giovani che cercano modelli e adulti che li deludono; parole che sembrano bastare, finché non basta più nulla; azioni che tutti invocano, ma che nessuno vuole assumersi.
Lo spettacolo mette in scena un presente in cui la retorica ha spesso sostituito il pensiero e l’appartenenza politica somiglia a un’etichetta: si indossa, si scarta, si rilancia. Non c’è ideologia, c’è bisogno. Non c’è progetto, c’è vuoto. E nel vuoto tutto risuona più forte: una frase, un simbolo, un nemico, un invito a “radunarsi”. Gioco da ragazzi è uno specchio tagliente, comico e inquieto. Uno spettacolo che vuole aprire una discussione, scuotere e rimettere al centro una domanda semplice e feroce: di cosa siamo responsabili, quando scegliamo di non scegliere?