Il peso della fragilità

33a Mostra Annuale d’Arte Contemporanea

Mostra
[ Castello di Pergine | TCU tdallatina]

Si apre negli spazi suggestivi di Castel Pergine la 33a Mostra Annuale d’Arte Contemporanea, intitolata “Il peso della fragilità”, con le opere degli artisti Lois Anvidalfarei e Magnus Pöhacker, protagonisti di un intenso dialogo scultoreo radicato nella ricerca della forma e del corpo.

L’incontro tra Lois Anvidalfarei e Magnus Pöhacker prende forma nei primi anni Novanta all’Akademie der Bildenden Künste di Vienna, sotto la guida di Joannis Avramidis. È il 1992 quando una intensa scultura crocifissa di Lois segna l’inizio di un legame destinato a diventare dialogo umano e artistico. Da allora, i due artisti condividono un terreno comune: lo studio del corpo e la ricerca della forma, alimentando un confronto continuo e una profonda amicizia.

Lois Anvidalfarei (Badia, 1962) sviluppa un linguaggio scultoreo essenziale e spirituale, radicato nella conditio humana e in un costante equilibrio tra materia e trascendenza. Tra le sue mostre più significative si ricordano “Conditio Humana” (2013) al MACRO Testaccio di Roma e “Körper” (2018) all’Historisches Museum di Regensburg. Magnus Pöhacker (Innsbruck, 1967) orienta invece la sua ricerca verso una sintesi tra forma, struttura e spazio, dando vita a opere che uniscono scultura e grafica in un linguaggio misurato e stratificato. Tra le sue principali esposizioni figurano “Standpunkte” (2017) a Vienna e “Contextus” (2022/23) al Tiroler Landesmuseum di Innsbruck.

La tradizionale esposizione di scultura monumentale si sviluppa tra la collina, i giardini e gli ambienti interni del maniero, riunendo 31 opere di grande formato realizzate con materiali differenti, accanto a lavori di dimensioni medie collocati nel Palazzo Baronale. Il progetto nasce da una riflessione condivisa sulla “pesantezza del nostro tempo”, in cui l’umanità contemporanea, pur immersa nel progresso, continua a confrontarsi con fragilità, contraddizioni e crisi profonde. In
questo scenario, la scultura diventa un linguaggio capace di sostituire le parole, trasformandosi in strumento di interpretazione e dialogo con il presente.

Il Castello, sede espositiva della mostra, è gestito dalla Fondazione CastelPergine ETS, proprietaria del bene grazie a un progetto condiviso di cittadinanza attiva che ha coinvolto oltre 900 cittadini. L’obiettivo della Fondazione è tutelare il castello come bene comune, restituendolo alla collettività attraverso una gestione partecipata. Il suo impegno è valorizzarlo come polo culturale sostenibile e inclusivo, aperto all’incontro, alla cultura e al lavoro, capace di generare valore sociale, turistico ed economico per il territorio, nel rispetto del suo straordinario patrimonio storico e paesaggistico. In questo contesto si inserisce la 33a mostra annuale, che rinnova la vocazione del castello come luogo vivo di arte e pensiero.

Castel Pergine non è solo una cornice espositiva, ma parte integrante dell’esperienza artistica. Situato su un dosso che domina la Valsugana, rappresenta uno dei più importanti complessi storici del Trentino e un significativo esempio di architettura gotica immersa in un paesaggio di grande suggestione. Le sue origini affondano in insediamenti antichi, mentre la struttura medievale si sviluppa tra il XII e il XIII secolo come presidio strategico della valle. Attraverso i secoli è stato residenza nobiliare, centro di potere e luogo di passaggio storico, fino a trasformarsi oggi in uno spazio dedicato alla cultura contemporanea.

In questo intreccio tra storia e contemporaneità, la mostra trova una collocazione naturale: le opere si inseriscono negli spazi e nel paesaggio, instaurando un confronto diretto tra materia artistica, architettura e memoria. Camminare tra i giardini e le sale del maniero significa vivere un’esperienza in cui la fragilità diventa chiave di lettura del presente.

Un richiamo alla mostra è visibile e visitabile autonomamente anche in Piazza Gavazzi a Pergine Valsugana dove l’opera “Mediterraneo” di Lois Anvidalfarei è esposta. Si tratta di una testa separata dal corpo come simbolo della fragilità umana e della morte. La bocca spalancata richiama l’ultimo respiro e il desiderio di vita. Il titolo Mediterraneo ci fa ricordare questo mare che è diventato il più grande cimitero. L’opera propone quindi una riflessione attuale sulla condizione umana e sulle conseguenze dell’indifferenza, della violenza e dell’intolleranza.

La mostra è visitabile fino al 2 novembre e offre l’occasione di vivere Castel Pergine nella sua interezza: alla visita espositiva si possono affiancare percorsi nel castello, una sosta gastronomica nel ristorante gourmet o nel bistrot, oppure un soggiorno nelle camere dell’hotel, per un’esperienza contemplativa tra arte, storia, natura e paesaggio.

Costi

L’ingresso alla mostra è gratuito, con la possibilità di sostenere le attività culturali della Fondazione attraverso donazioni liberali.

Per informazioni:
www.fondazionecastelpergine.eu
Tel. +39 320 3368440


organizzazione: Fondazione Castelpergine ETS