Pietre di pane | Memorie di geografie fragili

Mostra
Galleria Civica di Trento [ TCU | cbasso]

A cura di Giulia Colletti, Gabriele Lorenzoni. In collaborazione con il Comune di Trento 

Con Pietre di pane il Mart approfondisce la propria ricerca sulle geografie fragili avviata con la mostra Paesi perduti. Appunti per un viaggio nell’Italia dimenticata (Galleria Civica, Trento, 2022-2023), curata da Gabriele Lorenzoni e dedicata ai paesaggi dell’abbandono italiani. Oggi come allora, la prospettiva intreccia fattori antropologici, sociali ed economici, interrogandosi su quali siano i rapporti tra comunità, paesaggio e memoria attraverso il lavoro di artisti e artiste contemporanei.

La mostra prende in prestito il titolo della raccolta di saggi dell’antropologo Vito Teti per confrontarsi con uno dei temi centrali del dibattito contemporaneo: il progressivo svuotamento di alcuni territori a fronte della crescita e della concentrazione urbana, un fenomeno che interessa numerose aree in Italia e nel mondo. Lontano da narrazioni nostalgiche e da rappresentazioni dei borghi come luoghi idealizzati, Pietre di pane propone una riflessione critica sulla complessità dell’abitare, sulle forme di marginalità e sulle possibilità di riattivazione dei territori. In questa prospettiva assumono particolare rilievo il pensiero di Teti e la sua nozione di “restanza”: non una condizione di immobilità, ma la scelta consapevole di abitare luoghi segnati da fratture storiche e sociali, attraverso pratiche di cura, responsabilità e immaginazione.

In mostra circa 50 opere di 31 artisti e artiste danno vita a un percorso che mette in dialogo capolavori delle Collezioni del Mart – fra cui alcuni raramente esposti come quelli di Richard Long e Mirella Bentivoglio –, con opere site-specific di artisti e artiste italiani e internazionali – come Francis Offman e Marina Caneve – e con importanti prestiti provenienti da gallerie e collezioni private – è il caso, tra gli altri, di Ana Mendieta, Shilpa Gupta, Zhanna Kadyrova, Giorgio Andreotta Calò.

La mostra può essere letta attraverso quattro “villaggi”, ideali nuclei di ricerca e approfondimento in cui artisti e artiste esplorano le molteplici relazioni tra territorio.

Ciascun villaggio si organizza attorno a un diverso concetto: latenze, in cui affiorano resti, sedimentazioni e assenze solo apparentemente silenziose; attriti, attraversati da archivi incompleti, conflitti e storie irrisolte; derive, che seguono traiettorie di migrazione, spostamento e frattura territoriale; riattivazioni, in cui gesti, pratiche performative e forme di partecipazione mettono in relazione le tracce del passato con la presenza dei visitatori. Questi concetti non corrispondono a sezioni espositive, ma costituiscono una mappa interpretativa aperta, cioè una proposta di orientamento che accompagna il percorso senza determinarne un’unica lettura, lasciando emergere le molteplici risonanze tra le opere e i temi della mostra.

Tra questi spazi di confine e pensiero, la mostra apre una riflessione sulla relazione tra materia, memoria e presenza. Anche ciò che appare inerte – una pietra, un luogo abbandonato – può custodire una forza vitale e generativa. È da questa tensione che nasce la domanda al centro del progetto: «Quale pane porta in sé ogni pietra?».

La mostra è accompagnata da un catalogo di prossima pubblicazione edito dal Mart su progetto grafico di Typeklang, Massimiliano Mariz, con un approfondimento scritto a quattro mani dai curatori Giulia Colletti e Gabriele Lorenzoni. Il volume si arricchisce inoltre di un saggio di Gianluca Cepollaro, direttore di Step - Scuola per il governo del territorio e del paesaggio, e dell’eccezionale contributo dell’antropologo Vito Teti, a cui è affidata la prefazione. Per l’occasione, sarà inoltre ripubblicato il capitolo La casa dei trentatré pani, tratto dal libro di Teti Pietre di pane. Un’antropologia del restare, edito in italiano da Quodlibet e in inglese da Guernica Editions.

A partire da settembre si svilupperà inoltre un public program della mostra in diversi luoghi della città, aggiungendo al progetto una dimensione di condivisione e socializzazione che oltrepassa i confini degli spazi espositivi della Galleria Civica.

Partner culturali
Pietre di pane nasce da un incrocio di sguardi e competenze, arricchito dal contributo fondamentale di partner culturali che sul territorio collaborano con complicità, condividendo visioni e programmi.
Arte Sella
Fondazione Franco Demarchi
Fondazione Stava 1985
STEP – Scuola per il governo del territorio e del paesaggio
Trento Film Festival

Tutti gli artisti in mostra
Carla Accardi, Giorgio Andreotta Calò, Giovanni Anselmo, Mirella Bentivoglio, Antonio Biasiucci, Marina Caneve, Theresa Hak Kyung Cha, Camilla de Maffei, giulia deval, Regina José Galindo, Shilpa Gupta, Ruud Janssen, Zhanna Kadyrova, YoungEun Kim, Maria Lai, Eunhee Lee, Richard Long, Matteo Lucca, Piero Manzoni, Ana Mendieta, Marzia Migliora, Francis Offman, OHT | Office for a Human Theatre, Sarker Protick, Mario Schifano, Santiago Sierra, Giovanna Silva, Mladen Stilinović, Natália Trejbalová, Andra Ursuța, Alice Visentin.
 

Eventi

10 settembre 2026, ore 11.00 | Trento, Piazza Santa Maria Maggiore
Performance | Alice Visentin
La pratica di Alice Visentin si fonda sui legami umani e sulle tradizioni orali, intesi come strumenti per riflettere sull’identità e sulla dimensione condivisa dell’esperienza. A Trento, l’artista presenta una nuova produzione che sviluppa i temi della mostra Pietre di pane, realizzata in collaborazione con la Fondazione Franco Demarchi e Fare Comunità.  Il punto di partenza, culturale, sociale e geografico, è Piazza Santa Maria Maggiore, nel quartiere della Portela. Visentin raccoglie le storie di chi vive, attraversa o frequenta quotidianamente questo luogo, per restituirle in forma di voce attraverso una performance che risuona delle memorie e dei suoni di chi già lo abita, riconoscendo presenza e diritto di cittadinanza a coloro che solitamente ne restano ai margini e interrogando le vicende storiche che hanno attraversato la città di Trento nei secoli precedenti.

Evento gratuito senza prenotazione.

 

Dal 7 settembre al 2 ottobre, Via Giusti
Dal 19 ottobre al 1° novembre, Via Travai e parcheggio San Severino
Installazione site-specific | Giovanna Silva
Giovanna Silva realizza un'installazione site-specific diffusa nel centro di Trento, servendosi dei supporti della cartellonistica pubblicitaria e istituzionale. Su questi dispositivi urbani, di norma destinati alla comunicazione commerciale o amministrativa, l’artista presenta una serie di propri scatti dedicati alla Val di Stava, teatro nel 1985 di uno dei più gravi disastri industriali italiani, quando il cedimento dei bacini di una miniera travolse l’abitato. Nelle sue immagini colpisce la tensione tra memoria e apparente normalità. Il paesaggio sembra oggi aver quasi riassorbito la catastrofe, e proprio per questo le fotografie, affisse nello spazio quotidiano della città, reintroducono all'improvviso una ferita che tende a diventare invisibile. Silva ha spesso osservato che abitare un luogo significa convivere anche con ciò che vi è stato di traumatico. Inserendosi nel tessuto visivo della strada, l’intervento trasforma segnaletica e affissioni in un dispositivo espositivo temporaneo, capace di sovrapporre memoria storica e infrastrutture contemporanee della comunicazione. Quando una comunità ricompone il visibile, si tratta di una forma di elaborazione, o il ritorno all’ordine rischia di produrre una nuova rimozione?
In collaborazione con: Fondazione Stava 1985

Costi

Intero 2 €